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Wow! Mercedes!  (13-10-204)
L'azienda dei trasporti ha comprato autobus di marca Mercedes. C'e' da sperare che funzionino meglio e durino di piu' di quegli orrendi scassoni Iveco, o Breda-Menarini,  che abbiamo adesso. Spero anche che a Torino non se la prendano troppo (Zeman ha allenato per anni in serie B dopo la denuncia del doping alla Juve).  Forse avete anche notato le  "paline intelligenti".  Sono oggetti di forma rettangolare, montati su pali,  piazzati alle fermate degli autobus. Dovrebbero dirvi quanto manca all'arrivo, poniamo, dello 87. O meglio, se non ho capito male, a quante fermate  di distanza si trova il prossimo 97.  Per il momento sono in "sperimentazione", fino a marzo. Viene spontanea la domanda: ma perche' prima non avete imparato a far funzionare le "paline" che gia' c'erano  (nella metropolitana, ne funziona una ogni dieci e con informazioni spesso insensate)? Vedremo a marzo.

Ancora su Pippo Chennedi e i baracconi   (18-10-2004)
A proposito di quello che ho scritto il 23-9-2004, La politica dei baracconi, mi dicono che la notte bianca, o altre iniziative del genere, non sono affatto in conflitto con un forte impegno dell'Amministrazione sul traffico, i trasporti, ecc.
Non e' facile rispondere, ma questo dipende dal fatto che l'argomento e' piuttosto generico. Io dico che se il Sindaco Veltroni avesse il coraggio di fissare alcuni obiettivi relativi al traffico, faccio soltanto qualche esempio:
1. rimettere i vigili urbani in circolazione ad occuparsi  di chi lascia l'automobile in doppia fila impedendo spesso ai mezzi pubblici di passare, delle moto e delle auto che invadono i marciapiedi: questo si chiama "affrontare i vigili urbani";
2. concedere licenze a nuovi taxi in modo da avere un'alternativa rispetto ai mezzi pubblici paragonabile a quella che si ha in qualsiasi citta' europea: questo si chiama "affrontare i tassisti";
3. tenere puliti i vagoni della metropolitana (intendo dire impedire la verniciatura a cui vengono regolarmente sottoposti): questo si chiama "affrontare i teppisti";
e mi fermo qui perche' non voglio strafare, se solo Veltroni si impegnasse su questi problemi, e sui molti che ad essi sono strettamente legati,  non credo che gli resterebbero tempo ed energia per occuparsi della notte bianca.

La politica dei baracconi   (23-9-2004)
Alcuni anni fa sono stato a Tokio per un congresso.  Contrariamente a quello che mi aspettavo, notai che molte delle attrezzature secondarie della metropolitana erano piuttosto vecchie, le macchinette che vendevano biglietti per esempio. Pero' funzionavano. Anche i tram di Bruxelles, una citta' che conosco abbastanza bene,  sono in parte molto vecchi. Pero' non ho ne ho mai visto uno fermo per guasto, ne' una obliteratrice di biglietti non funzionare. 
Questo dipende dal fatto che le macchine nuove vengono collaudate. Ci sono funzionari dell'azienda dei trasporti che provano le cose nuove abbastanza a lungo per scoprire se ci sono difetti gravi nei materiali o nella costruzione.   E dal fatto che viene svolta una regolare manutenzione: quando un pezzo si rompe qualcuno lo aggiusta  tempestivamente, prima che il guasto si propaghi.
Nulla del genere da noi a Roma. Siete mai saliti sugli autobus doppi comprati appena pochi anni fa? Interi pannelli pendono dal soffitto sbullonati, vibrando paurosamente appena il  veicolo accelera. Sulle strade come via Nazionale, con sampietrini, sembra che stiano per esplodere; il rumore del motore, il fumo nero che spandono. Porte della metro che non si aprono. Scale mobili che non vanno. Autisti di tram che debbono scendere e azionare lo scambio manualmente.  Tram che si fermano esausti.
Cio' dipende in parte da mancanza di collaudi seri, visto che spesso sono le cose nuove che non funzionano; suppongo che di qui passino mazzette.  E in parte dal fatto che non si fa manutenzione.  Tutti  vedono il pezzo che pende o la porta che non si apre, ma nessuno  segnala il guasto e nessuno interviene.  
Di queste cose ho gia' parlato (vedi qui sotto i pezzi del  3-2-2004 e del 23-3-2004).  Mi sono tornate in mente in occasione della notte bianca di qualche giorno fa, sabato 18-9-2004.  Grande successo del sindaco Veltroni e della sua giunta. Due milioni di persone, ne hanno parlato bene i telegiornali 1, 2 e 3 (Mediaset la seguo meno), giornalisti importanti (per esempio Pirani sulla Repubblica).  Non riesco a trovare uno scritto in cui si dica, piu' o meno:
"Sindaco Veltroni, il problema principale del comune di Roma e' che ogni mattina centinaia di migliaia di persone debbono andare al lavoro, ed ogni pomeriggio devono tornare a casa.  Smetta di cercare successi facili  con Simon e Garfunkel o con la notte bianca, si impegni su cose serie ..."
Quando faccio discorsi del genere mi spiegano che non capisco niente di politica.

Il sito www.metroroma.it   (23-3-2004)
Recentemente, nel tunnel della metro, aspettando il treno mi e' caduto l'occhio sul solito pannello luminoso, di quelli che dovrebbero darvi  informazioni sui treni in arrivo ma non funzionano.  Ora vi danno invece l'indirizzo del sito www.metroroma.it.  Ci sono andato. Chissa' cosa hanno speso per farlo. Non dice assolutamente niente che voi non sappiate gia'. Come molti siti web, ha solo una funzione pubblicitaria.  E' pieno di cose come questa:
"La complessità del sistema gestito, gli strumenti tecnologici utilizzati, le soluzioni software e di gestione dei processi realizzati, costituiscono un consistente bagaglio su cui è incentrata la disponibilità di consulenza e di supporto del Dipartimento Logistica."
Interessante.  Tuttavia, il Dipartimento  Logistica non e' stato in grado di far funzionare i pannelli che nel tram numero 3 (tre) dovrebbero annunciare il nome della prossima fermata.  La scritta e' fissa e, se non ricordo male, dice  "cuori, picche, parentesi graffa chiusa."  E' molto che non leggo Topolino, ma quando ero piccolo successioni di simboli come quelle venivano adoperate nel fumetto per significare insulti non pubblicabili e quindi censurati.    Eppure quei pannelli e quel software, che non funziona, sono stati pagati, almeno credo.

 

Il doppio sistema di bigliettazione nell'azienda dei trasporti romana a cavallo del terzo millennio (3-2-2004)
All'incirca nel 2000, anno del Giubileo, l'azienda dei trasporti romana inizio' la migrazione dal semplice biglietto cartaceo vecchio stile  a quello con banda  magnetica. Ricordate? Ora, si puo' capire che per un cambiamento del genere sia necessario un po' di tempo, diciamo qualche mese. Ma qui sono passati anni. I turisti sono sconcertati. Gli amici di altre citta' che ci vengono a trovare ci chiedono spiegazioni, ridono: non esiste citta' al mondo in cui si abbia una situazione simile, per un periodo cosi' lungo, potremmo dire "a regime". Avrete anche notato che quasi mai in un autobus tutte le macchinette obliteratrici funzionano, sia le vecchie che le nuove. Il romano maschio, non potendo timbrare il biglietto, pensa che non sono affari suoi, ma la vecchietta timorata del controllore, la suora (e ve ne sono a Roma!), queste si mettono a fendere la calca, ansiose, per raggiungere una macchinetta attiva, oppure passano il biglietto ad altri passeggeri che lo fanno giungere a destinazione con il sistema della staffetta, e poi, timbrato, indietro di mano in mano fino alla proprietaria.
Spesso, ai tornelli d'entrata della metropolitana, sulle macchinette viene appiccicato un pezzo de carta con le scritte "Fuori servizio" e "Out of order". Vi sarete anche accorti che recentemente sono comparse macchinette nuove di tipo vecchio, si' proprio cosi', macchinette fresche di fabbrica che obliterano i vecchi biglietti, quelli che dovrebbero sparire.
E forse rammentate che un paio d'anni fa l'azienda attacco' manifesti per fare propaganda alla Metrebus Card, che dicevano, piu' o meno, "Roma all'avanguardia del sistema di bigliettazione": doveva sostituire la vecchia tessera mensile o annuale, e ci spiegarono che presto le entrate senza barriera per tesserati sarebbero state chiuse. Ora manifesti del genere non se ne vedono piu', e le entrate che dovevano esere chiuse sono ancora aperte.
E ricordate la voce magnetica che annunciava la fermata successiva sugli autobus? La misero in funzione un paio di anni fa, forse su qualche linea e' ancora attiva, per lo piu' fu sepolta dalle risate visto che non ne azzeccava una.
E i pannelli luminosi nelle stazioni della Metro che dovrebbero dirvi quando arriva il treno? Nel novanta per cento dei casi vi informano che si' questa e' la "Metropolitana di Roma", vi ingiungono di non fumare e di non superare la linea gialla, informazioni utili, soprattutto la prima, ma forse non tali da giustificare la spesa.
Purtroppo invece e' perfettamente riuscita la diffusione del programma di non so quale radio nelle stazioni della Metro: musica, non richiesta, pubblicita', notizie sul traffico, ecc., il tutto sparato da altoparlanti da due lire; un tempo si poteva leggere il giornale o un libro aspettando il treno, ora non piu'.
Come si puo' spiegare tutto questo?
L'ipotesi migliore: l'amministrazione e' piena di dilettanti. Arriva un ingegnere e promette un software che annuncia le fermate degli autobus, l'arrivo dei treni della metro, un sistema di bigliettazione d'avanguardia. Loro si entusiasmano e comprano. L'ingegnere non dice che servira' personale che sia capace di adattare il software, fare la manutenzione delle nuove macchinette. Loro, d'altra parte, non sembrano sapere che un software, una macchina obliteratrice, qualunque oggetto contenente tecnologia, avanzata o no, puo' essere collaudato. Anzi, visto che non spendono soldi loro, deve essere collaudato. Semplicemente, comprano e poi si vedra'. L'ipotesi peggiore la sapete, non c'e' bisogno che ve la racconti io.

Naturalmente nessuno muore per una macchinetta che non va. I cittadini si fanno due risate, come quando l'altoparlante annuncia la fermata a Termini del 714 mentre viaggiamo nella direzione opposta e stiamo per arrivare al Brancaccio; oppure tirano accidenti. Pero' sarebbe interessante sapere quanti soldi sono stati buttati nel progetto della nuova bigliettazione, nei pannelli che non annunciano i treni, nel software degli autobus, installato e subito buttato via; non devono essere due lire. Sapere chi e' responsabile di queste piccole catastrofi. Sarebbe bello vedere un manifesto, stesse dimensioni di quello che diceva "Roma all'avanguardia del sistema di bigliettazione", in cui si chiede scusa agli utenti, ai cittadini, si spiega quello che e' successo, quando i problemi verranno risolti, in che modo.
Ovvio che non vedremo niente del genere.

 

 

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UNIVERSITA'  E RICERCA                                               Top

 

Giornalismo e Ricerca (4-7-2004)
Sul Venerdi' della  Repubblica del 2-7-2004 il giornalista Curzio Maltese pubblica un articolo dal titolo "E' ora di fare largo ai giovani".   Deplorando la "gerontocrazia italiana" , scrive, tra l'altro: "Il vero disastro  si tocca in settori   dove l'innovazione e' piu' importante, decisiva,  come l'universita', la ricerca, il mondo della scienza. I giovani di talento emigrano per molti motivi, ma il principale e' che in Italia fanno carriera soltanto i portaborse, chi omaggia i baroni, in definitiva chi non ha talento. L'antimeritocrazia sta sfasciando l'intero sistema e al resto ci pensa il ministro Letizia Moratti, con la brillante idea di abolire di fatto la figura del ricercatore" .  Ora, cio' che il progetto Moratti vorrebbe abolire e' la possibilita' che a  persone molto giovani, che ancora non hanno  acquisito meriti particolari nella ricerca, venga concesso un posto di ruolo, dal quale non possono mai piu' essere rimossi, anche se non fanno piu' niente per tutta la vita.  Il progetto Moratti  merita critiche, ma la abolizione del ruolo di ricercatore  e l'istituzione di contratti quinquennali rinnovabili (una volta), alla fine dei quali sia anche possibile allontanare dalla carriera universitaria chi si e' rivelato incapace,  e' proprio una buona idea. E va nella direzione opposta rispetto all'antimeritocrazia.  Semmai, come alcuni hanno sostenuto, dieci anni di "prova" sono troppi.  Ma, a leggere l'articolo, sembra che il ragionamento di  Maltese sia basato sull'idea che i ricercatori sono "coloro che fanno ricerca", come dice la parola, e quindi abolirli significa  abolire la ricerca.  Spesso penso che  "Il vero disastro  si tocca nel giornalismo italiano".

 

Ancora sulla legge Moratti  (20-2-2004)

C'est à cause de ... que nombre de jeunes gens optèrent depuis un demi-siècle pour la carrière scientifique. Il en advint autant de ratés qu'à la sortie du  Conservatoire.
Céline, Voyage au bout de la nuit

Avrete letto su La Repubblica del 18 Febbraio l'articolo "Precari a vita", di Luciano Gallino.  E' un severo atto d'accusa verso la proposta di riforma Moratti.  Tra l'altro, Gallino  dice che la legge offre ai giovani che pensassero di dedicarsi alla carriera universitaria "un periodo di precariato che puo' protrarsi per ventidue anni e passa".   Seguiamo i passaggi insieme a Gallino.


1. A ventotto anni il nostro Giuseppe Neri, conseguito un Dottorato di Ricerca,  ottiene un contratto da ricercatore a tempo determinato, quinquennale e rinnovabile una volta sola.  Durante il primo quinquennio non supera alcun esame da Associato, perche' non si presenta, perche' viene bocciato, perche' non c'e' nessun concorso, questo non lo sappiamo. Alla fine del quinquennio il suo contratto viene rinnovato ed entriamo nel secondo.  Di nuovo, non passa alcun concorso,  e cosi' fanno dieci anni.
2.  Ora, finalmente,  viene dichiarato idoneo come associato. Una Universita' lo chiama con un contratto triennale. Alla fine dei tre anni non ottiene una valutazione di merito sufficiente a far si' che l'Universita'  lo nomini in ruolo. Tuttavia il contratto gli viene rinnovato per altri tre anni, alla fine dei quali, finalmente,  ce la fa: ora e' di ruolo. E siamo a sedici.
3. Fa subito un altro concorso, prima fascia,  passa, e  gli viene offerto un contratto, triennale. Anche questa volta non ce la fa a passare la conferma, deve aspettare la fine del secondo contratto. Finalmente, a cinquant'anni, e' professore di prima fascia e di ruolo. Congratulazioni.

E' impressionante la mentalita' che si rivela in questo articolo (mentalita' di Gallino intendo). Quello che Gallino descrive e' una persona completamente inadatta agli studi universitari.  Giuseppe Neri e' riuscito, nel corso della sua carriera, a farsi bocciare due volte  nelle valutazioni di conferma (come associato e come professore di prima fascia),  quelle in cui  passano tutti.  E nessuno, durante quei ventidue anni, soprattutto nei primi dieci, gli ha detto: Dott. Neri, perche' non cambia mestiere,  lei evidentemente non e' portato per la ricerca.  Paradossalmente, l'Universita'  continua a pagarle uno stipendio perche' lei continui a mettere insieme lavori che non valgono niente, al fine di farsi dare un posto di ruolo. E' vero che lei svolge attivita' didattica, ma anche un bravo ricercatore, messo al suo posto, la farebbe,  certamente  meglio di lei.  E' probabile che per colpa sua un giovane capace, proprio  in questo momento, stia decidendo di  restare all'estero.  Lei, Neri, non ha interesse per la ricerca. Ha scelto l'Universita' perche', a dispetto di una paga piuttosto modesta, si lavora poco,  si gode di un certo prestigio, la competizione e' debole;  e se uno  si industria si puo' viaggiare gratis.

Ma tutto cio'  Gallino non lo sa.  E' sconvolto dal profilo di carriera del povero Neri, "a paragone del quale il Processo di Kafka  e' una lieta scampagnata".  E continua a raccontare la storia di docenti che, e' vero,  "in rapporto al loro numero complessivo ... fanno da tempo poca ricerca sia in ambito scientifico che in ambito umanistico", ma la colpa e' dell'insufficienza di fondi e del tempo che debbono dedicare alla didattica.  Professor Gallino,  i professori universitari italiani non fanno ricerca perche' non la sanno fare.  In  grandissima parte sono stati asssunti, senza alcun controllo sulla loro capacita' scientifica, quando  la dimensione dell'Universita' esplose negli anni  '70.  Moltissimi sono  poi diventati di ruolo piu' o meno ope legis.  I piu' intraprendenti, non avendo niente da fare di scientifico,  fanno politica universitaria a tempo pieno. E comandano nelle Facolta', negli Atenei, nei concorsi. 

La proposta  Moratti non e' da criticare per l'intenzione di introdurre controlli piu' severi sulla carriera. Il difetto e'  che non stabilisce premi e punizioni tali da indurre i Dipartimenti, le Facolta' e gli Atenei ad essere severi. In mancanza di cio'  Gallino puo' stare tranquillo,  tutto restera' come prima.  [Vedi anche qui sotto Moratti (28-1-2004)]

 

Il Vaticano e la Societa' Italiana degli Economisti (1-2-2004)
Qualche anno fa, Federico Varese pubblico' sulla  rivista Belfagor un articolo in cui  mostrava che il nostro collega economista Stefano Zamagni aveva  inserito in alcuni suoi lavori, senza citare, interi passi di altri autori,  del filosofo Robert Nozick in particolare (Marzo 1996).  Zamagni  era ed e' un economista di prim'ordine, in Italia, "tra i più ascoltati consiglieri del Papa sui temi dell'economia e della giustizia sociale" (dal  sito della rivista Vita Nonprofit Online , 31-1-2004).
Risposta di Zamagni, replica di Varese, alla fine a molti sembro' evidente che   Zamagni aveva  copiato.  Alcuni economisti prepararono una lettera da spedire alla Societa' Italiana degli Economisti (SIE), in cui si chiedeva che il comportamento del collega venisse deplorato dalla Societa', e la fecero circolare. Firme quasi niente (soprattutto tra i piu' giovani): uno era un suo amico, un altro disse che pero'  aveva  fatto tante cose utili, altri ancora che   l'iniziativa era insignificante, probabilmente dannosa (uno mi dette persino del Don Chisciotte, ho sempre dimenticato di ringraziarlo).
Comunque mandammo la lettera con una misera quindicina di nomi. La SIE ci rispose che non avevano i probiviri. Passano gli anni, ora i probiviri li hanno, ma questi non sembrano in grado di decidere. Chissa' se a Londra si puo' scommettere su quale processo finira'  prima: quello per stabilire se Pio XII sia un santo, o quello per decidere se il comportamento di  Zamagni vada deplorato o no. (Da tempo chi scrive si e' dimesso dalla Societa' Italiana degli Economisti.)

Pantera  (29-1-2004)
Alla fine degli anni '80 gli studenti protestarono in molte universita' contro un progetto di legge presentato dal ministro Ruberti. Il movimento fu chiamato "la pantera", con riferimento ad una vera pantera che in quel periodo era, mi pare, scappata da uno zoo e non si trovava, con conseguente spavento della popolazione. Il mio articolo fu pubblicato su L'Unita', con molti tagli. Mi sembra ancora attuale, sia per quel che dice dei professori universitari, che per alcune osservazioni sulla sinistra accademica. [ Scarica il testo in formato PDF]

Al Magnifico Rettore (29-1-2004)
A un certo punto mi lasciai convincere dal mio collega Pietro Reichlin a fare il tentativo di chiamare un professore "esterno" al Dipartimento e alla Facolta'. Subito gli fu opposto un candidato "interno". In Dipartimento vincemmo 4 a 2. La minoranza si appello' alla Facolta' dove fummo duramente sconfitti 17 a 7. Non essendo stato raggiunto il quorum si rivoto' qualche mese dopo; nel frattempo ci fu qualche defezione, cosi' racimolammo solo tre voti (compresi i nostri) e l'interno fu chiamato.   Tra le due votazioni scrissi questa lettera al Rettore, che non ebbe mai risposta, ovviamente. [ Scarica il testo in formato PDF]

Moratti  (28-1-2004)
Un intervento, scritto in collaborazione da Pietro Reichlin e da me, sulla Legge Moratti, fine Gennaio 2004 [ Scarica il testo in formato Word]. Questo e' il testo della legge [Word]. Aggiungo i testi in formato PDF: MorattiPDF e testo della leggePDF. Con modifiche minori l'intervento e' stato pubblicato su La Voce.

 

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SCRITTI VARI                                                   Top

Ancora a proposito di militanza politica (2-9-2005)
Questa estate: De Benedetti, editore de La Repubblica,   incontra Berlusconi,   combina con lui affari,  nascono proteste cosi'  vivaci che De Benedetti e' costretto  alla fine a   rompere  un accordo gia' fatto,  gli articoli imbarazzanti su La Repubblica, e tutto il resto, che e' penoso ricordare.  Vale quanto detto proprio qui sotto il 14-6-2005.

Mia madre e il Referendum (14-6-2005)
Recentemente mia madre, che ha  ottantotto anni, ha perduto la memoria. Quando era meno anziana mi parlava spesso di quando era bambina e poi giovane al tempo del fascismo: le figlie della lupa, la ginnastica, le parate. E poi i giornali, a cui veniva imposto di non riportare i fatti di sangue,  il duce che era una  persona onesta e mai avrebbe dovuto lasciarsi convincere da Hitler a fare la guerra. E donna Rachele, che mantenne sempre grande dignita' nella tragedia della sua famiglia. Insomma, mia madre era una nostalgica del fascismo. Non dei manganelli e dell'olio di ricino, come avrete capito. Lo era come tanti della sua eta', che non si erano mai fatti molte domande. E lo era in modo aperto, a dispetto delle urla di suo figlio, giovane comunista negli anni 60'.
Alle elezioni la costringevo a votare  PCI. Non credo che mentisse. Protestava, tentava di resistere, voleva rassicurazioni sulle conseguenze di una nostra vittoria, e alla fine cedeva. Ero un militante piuttosto convincente, conoscevo bene le obiezioni del "piccolo borghese" e le risposte canoniche: qui siamo in Italia non in Russia; ma no, nessuno si sogna di nazionalizzare le case, sono i mezzi di produzione che debbono essere messi sotto il controllo pubblico, la grande proprieta' terriera; ma no, nessuno si sogna di ammazzare i preti, mica siamo anarchici, al contrario, molti cattolici sono ormai con noi.
Ero un militante molto attivo e, credo, convinsi altre persone oltre a mia madre.  E' in questo modo che il PCI, da solo, arrivo' al 25% degli elettori. E' in questo modo che furono vinti i referendum sul divorzio e sull'aborto. Grazie alla pressione che i militanti esercitavano sugli indecisi, su coloro che non si interessavano di politica.   Era il nostro parente, i nostri compagni di universita', erano ore di discussione, portacenere pieni di cenere e cicche,  madri, sorelle minori,  vicini di casa che protestavano nel cuore della notte.
 Oggi, chi fara' tardi per convincere  qualcuno a votare  per Francesco Rutelli alle elezioni politiche.  Ma, anche senza scendere tanto,  pensate a Massimo D'Alema, che va alla cerimonia di canonizzazione  del fondatore dell' Opus Dei (a quando Predappio?), a Walter Veltroni, che  vuole intitolare la Stazione Termini a Giovanni Paolo II (con sollievo abbiamo appreso che Veltroni non e' mai stato comunista; lo avesse detto pero' una ventina di anni fa lo avrebbero espulso dal PCI; chissa' che mestiere avrebbe fatto),  a Giuliano Amato, che attribuisce ai cattolici  "una marcia in piu' " e  si interroga pensoso sull'aborto (non era cosi' sensibile ai temi morali  quando militava nel partito di Craxi, De Michelis, Martelli, La Ganga, Pillitteri,  per citarne solo alcuni).  E questi sono tra i piu' importanti dirigenti politici della sinistra laica. Fassino, che non mi pare abbia mai assunto atteggiamenti servili nei confronti della chiesa cattolica, e' pur sempre uno di loro.  Certo, hanno dichiarato che avrebbero votato e votato Si'.   Ma con  dirigenti politici preoccupati soltanto del loro destino individuale,   chi volete che si senta impegnato a fare propaganda, a moltiplicare i voti, a spendere tempo ed energia per convincere  gli incerti, per modificare l'opinione dei contrari.   Tra l'altro,  abbiamo quasi tutti smesso di fumare. 

 

 

 

Dialettica di Alberto Sordi (26-2-2004)
A un anno dalla scomparsa si commemora Alberto Sordi.  Sentiamo dire che Alberto Sordi ha il merito artistico e morale di aver mostrato spietatamente agli italiani i loro vizi. Non e' vero niente. Alberto Sordi interpretava personaggi cosi' esagerati, nella bassezza,  da consentire a ciascuno di pensare che cosi' fossero gli altri (i settentrionali, in particolare, pensarono: cosi' sono i romani, mica noi del nord).    
Personaggi del genere, nell'arte, nella cultura, nel giornalismo, svolgono in modo indiretto una funzione consolatoria, per questo sono amati e rimpianti. Chi mostra davvero agli altri i loro vizi di solito non e' popolare.

 

Viaggio nei territori occupati e in Israele  (7-2-2004)
Alla fine del 2002, insieme a Maria Merelli, che e' la mia compagna, siamo andati in Palestina al seguito della compagnia   teatrale di Pippo Del Bono (Maria si occupa professionalmente di teatro). Se non  conoscete gia' Pippo Del Bono  cercate di andare a vederlo appena vi capita.  Pippo del Bono era invitato dall'Autorita' Palestinese e ha presentato un suo pezzo, intitolato Guerra, a Gerusalemme,  Betlemme,  Ramallah, Haifa.  La compagnia aveva due accompagnatori che hanno fatto per tutto il viaggio una propaganda antiisraeliana molto fastidiosa, per me.  Tanto che in un  paio di occasioni  ho reagito, in una ho persino trasceso.  Al ritorno ho scritto la  lettera, che potete scaricare qui sotto,  agli amici del viaggio, che poi pero' non ho spedito.  Come capirete, io ho simpatia per lo stato di Israele. Non che mi faccia piacere vedere come sono trattati i palestinesi nei territori, ne' apprezzo la politica israeliana degli insediamenti. Ritengo tuttavia che gran parte dell'ostilita' verso gli israeliani sia causata da pregiudizi, ignoranza, disinformazione sistematica.  Aggiungo, alle cose che  dico nella lettera, un'osservazione. In Israele e nei territori si combatte una battaglia cruenta, come tutti sapete. A me ha fatto un'enorme impressione che, malgrado cio', Israele e i territori siano visitabili da tutti, addirittura da  persone che fanno sistematicamente   propaganda  antiisraeliana, veri e propri professionisti della  disinformazione. Spero faccia impressione anche a voi. [Scarica il testo della lettera in formato PDF]

 

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LA SAPIENZA                                                       Top

SEMPRE PIU'  ORLANDI (13-12-2004)
Ci scrive  Gianni Orlandi, in data 13-12-2004:
"Proseguiamo con sempre più decisione nel nostro impegno per concretizzare con il voto l’esigenza e l’aspirazione della comunità accademica: dare alla Sapienza una autentica prospettiva di rilancio con un Rettore e un governo che la riportino ad una condizione di normalità e le assicurino una guida certa, durevole, autenticamente collegiale."
Alle volte, pensando anche alla prosa del Rettore uscente, mi domando, con sempre piu'  preoccupazione: non si potrebbe imporre per statuto che i candidati alla carica siano di madre lingua italiana?   Altre volte mi  chiedo, con sempre piu'  tristezza,  dove andremo a finire di questo passo?

 

Asor Rosa, De Mauro e l'8 Marzo (17-3-2004)
Il mio dipartimento, Scienze Economiche, ha sede in un bellissima palazzina in via Cesalpino (da piazza Galeno al Policlinico). Noi abbiamo il pianoterra, il primo e il secondo piano. Il terzo piano e' occupato da Scienze del Linguaggio, e cioe' De Mauro, Asor Rosa, ed altri  che non so.  Il terzo piano non e' molto frequentato, se vogliamo dire la verita', e rappresenta per noi una seccatura: nella forma di   studenti che ci chiedono  informazioni, che non possiamo ovviamente fornire, postini o fornitori che devono consegnare pacchi e trovano chiuso, ecc. Una volta il nostro direttore scrisse ad Asor Rosa chiedendo, grosso modo, "dicci quando ci siete, che orari avete,  cosi' ci possiamo regolare". La risposta fu che non erano affari nostri. Ma  le nostre intenzioni non erano cattive, anzi. Pensavamo persino di chiedere al rettore di darci Scienze del Linguaggio "in affidamento": noi avremmo curato l'amministrazione, in cambio dell'utilizzo dei locali, con l'impegno di tenerli  a loro disposizione quando ne avessero avuto bisogno, quelle due o tre volte l'anno.
Di recente, esco dal dipartimento verso le sei di sera, insieme alla mia collega  Bruna Ingrao. Troviamo il portone spalancato, e cosi' il cancello, contro la norma (a quell'ora non c'e' piu' sorveglianza). Poi  vediamo arrivare  numerose signore e signorine. Ci diciamo, vuoi vedere che hanno organizzato un convegno, o un seminario, su a Scienze del Linguaggio. Siamo favorevolmente impressionati, e io provo un po' di vergogna per le cose cattive che penso e spesso dico di quel dipartimento.    Ma e' una sensazione che mi passa subito. Hanno mazzetti di mimose, ed e' l'8 marzo. Quale luogo migliore per una festicciola. 

 

uniroma1.it: il collasso finale.  (24-2-2004)
Un messaggio con destinatario svedese e' arrivato a me. Diceva soltanto: What do you mean?  Non ho risposto. Se lo avessi fatto poteva  nascere un dialogo come questo:
What do you mean?
Lo chiedi a me?
E a chi lo devo chiedere?
Non lo so,  prova con  tua sorella.
Cosa c'entra mia sorella?
E cosi' via, potrebbero venir fuori fatti di sangue, o anche matrimoni, chi lo sa.
Magnifico Rettore, Professor D'Ascenzo,
un suggerimento: chiuda il SATIS. Con  i soldi risparmiati potrebbe pagare a tutti noi un conticino da Tiscali, Iol, uno qualsiasi. Un abbonamento collettivo con tanti utenti costerebbe anche poco.  Ci faccia il favore.
Con osservanza.
Marco Lippi

 

uniroma1.it:   il doppio server  (15-2-2004)
Tutti sanno che la posta elettronica della Sapienza, cioe' UNIROMA1.IT, non funziona.   Qualche volta il server e' giu', come si dice in gergo, cioe'  il personal su cui lavoriamo non si collega al server (questo accade da due giorni nel momento in cui scrivo, ma sono Sabato e Domenica, che diamine).  Qualcuno dira': sono cose che succedono dappertutto. Ma le interruzioni sono solo uno dei problemi, il piu' piccolo.  Vediamo.  

1. Nei programmi che tutti adoperano per leggere la posta (Eudora, Outlook Express, ecc.) c'e' un'opzione che  comanda la cancellazione della posta sul server. Ma questa non funziona. Noi riceviamo lo stesso messaggio due, tre, anche dieci volte.

2. Quando siamo fuori o a casa molti di noi usano Webmail.  Capita spesso che un messaggio, visto mediante Webmail alle 14, sia sparito alle 15, ricomparso alle 17 insieme a tre messaggi che avevamo eliminato.  Sparito di nuovo successivamente. La mattina dopo in Dipartimento scarichiamo la posta e quel messaggio non c'e', arriva  dopo un giorno, e sono gia' due   dalla sua prima apparizione.  Alcuni sostengono di avere perduto dei messaggi, cioe' averli visti con Webmail una volta e poi mai piu'.

3. Abbastanza spesso il sistema sembra impazzito. Ho ricevuto un messaggio firmato "Elena", che non mi riguardava,  un'ottantina di volte. Ricevo recentemente una quantita' di E-mail in cui mi si avvisa che  un certo messaggio, da me spedito, non e' stato recapitato per un errore nell'indirizzo: ma io non ho mai mandato quel messaggio, non conosco quell'indirizzo, ne' la persona   a cui corrisponde.

4.  Tutto questo dura da  mesi. Una volta, esasperato da un messaggio che vedevo mediante Webmail e non riuscivo a cancellare, ho telefonato e raccontato le cose che qui sopra ho elencato.  La persona che mi ha risposto, molto gentile, mi ha spiegato che e' stato introdotto un secondo server, per evitare che un problema al primo lasci l'intero Ateneo senza posta elettronica. Pero', mi ha detto,  ci sono delle difficolta' di coordinamento tra i due server, ecco perche' le E-mail appaiono, scompaiono,   arrivano molte volte, ecc.  Mi ha detto anche che erano state individuate alcune "problematiche" e che ci stavano lavorando.  Gentile, come ho gia' detto,  mi ha poi liberato del messaggio che non se ne andava.

La posta elettronica ha ormai assunto un'importanza enorme nelle comunicazioni tra studiosi, tra studiosi e riviste, case editrici, tra doocenti e studenti, laureandi, segreterie, ecc.  Per fare un esempio, presso certe riviste scientifiche le bozze vengono spedite per posta elettronica e debbono essere restituite corrette con lo stesso mezzo. 
La posta elettronica e' una tecnica relativamente matura,  che funziona piuttosto bene  ovunque, in Italia e all'estero. Quello che ho descritto sopra  succede solo alla Sapienza, che io sappia.

Due questioni.  Perche' La Sapienza non assume personale tecnico e dirigente  in grado di assicurare il  servizio?  La seconda  e':  perche' i docenti non protestano.  Alla prima domanda non so  rispondere.  Per la seconda  si puo' fare un tentativo.  Forse tutti coloro che usano davvero la posta elettronica si sono gia' spostati sui molti servizi gratuiti o semigratuiti che sono disponibili nella rete Internet (e' quello che ho fatto io recentemente).  Quelli che invece  usano UNIROMA1.IT come unico servizio evidentemente non hanno veramente  bisogno della posta elettronica.  Io credo che si risparmierebbero soldi a chiudere UNIROMA1.IT, senza danni rilevanti. 

Il mega-ateneo romano  (4-2-2004)
Tutti  sanno  che  l'universita' La Sapienza e' la piu' grande d'Europa, si parla di 150.000 studenti.  Per questa ragione uomini  politici e accademici  della Sapienza hanno insistito perche' l'Ateneo venisse suddiviso in unita' piu' piccole.   Ora siamo in fase di realizzazione;  se volete informazioni  visitate  la pagina Progetti e attività per il decongestionamento e l'articolazione de "La Sapienza" in Atenei Federati   del sito web della Sapienza.  Troverete cose esilaranti. Per esempio, uno degli Atenei Federati si chiama "Ateneo delle politiche pubbliche e sanitarie", e raccoglie le attuali facolta' di Medicina e Scienze Politiche. Comunque, sulla serieta' dei raggruppamenti vi farete un'idea per conto vostro.  Io ho un'altra idea: secondo me  si puo'  decongestionare La Sapienza in  modo diverso, e radicale. Provate a pensare alle conseguenza di un regolamento come quello che segue.

1. Quando comincia un esame lo studente firma un verbale. Alla fine, se e' promosso sul verbale si scrive  il voto,  altrimenti si scrive "respinto".

2. Un esame puo' essere ripetuto non piu' di due volte. Alla seconda bocciatura lo studente esce dal corso di studi.

3. Gli esami si fanno alla fine del corso, e sono ripetibili entro l'anno accademico. Fa eccezione il caso in cui tutti gli esami dell'anno siano siano stati superati meno uno; questo potra' essere dato nell'anno accademico successivo.

4. Gli studenti che non danno esami per un anno accademico (a meno di cause dimostrate di forza maggiore) escono dal corso di studi.

5. Gli studenti  attualmente  fuoricorso sono convocati per concordare un piano di esami, coerente con quanto stabilito nei punti precedenti.

Insomma, i 150.000 studenti sono in gran parte fittizi: la verita' e' che mancano  filtri che regolino  l'accesso all'universita',  e mancano regole  che limitino il corso universitario entro un tempo ragionevole.   Norme come quelle abbozzate sopra non mi sembrano contenere alcuna violazione dei diritti umani, non differiscono molto dallo standard dei principali paesi europei, e ridurrebbero La Sapienza a dimensioni accettabili in pochi anni.  
La mia proposta ha pero' almeno due  gravi difetti. Se qualcosa non va nell'universita',  i rettori, i presidi, i firmatari di appelli, tutti gli accademici diranno che  non ci sono soldi, i locali sono  piccoli, le sedi disagiate, i docenti  mal pagati e insufficienti rispetto al numero degli studenti.  Questi  vengono rappresentati come giovani, ovviamente, onesti, desiderosi di imparare, frustrati nelle loro aspirazioni dalla mancanza di  attrezzature, aule, laboratori.  Io sto dicendo: non c'e' bisogno di buttare soldi negli Atenei Federati, cominciamo  a  ridare serieta' ai corsi di laurea, ad eliminare la figura del fuoricorso; in questo modo La Sapienza tornera'  a una dimensione normale, poi vedremo se sara' necessario smembrarla.   Questo e' il primo difetto, non mi lamento e non chiedo soldi.  Il secondo e' che  io vorrei trattare gli studenti come persone adulte. 

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MEMORIE     (30-6-2004)                             Top
Ho cominciato a scrivere per i miei figli e i miei amici questo ricordo degli anni '70.  Chi lo ha letto mi ha molto incoraggiato a continuare.  Puo' darsi che l'inizio, con la Facolta' di Economia di Modena, sia un po' ostico per molti, ma se avrete la pazienza di andare avanti per qualche pagina il testo dovrebbe farsi piu' interessante.  Procedero' a puntate e questa e' la prima. Potete scaricarne il testo in formato PDF.  

(16-9-2004) Non sono andato molto avanti. Ho solo terminato, o quasi, la parte finale, quella intitolata Modeners. Potete scaricare l'aggiunta, Il Rettore Vellani e il Foro Boario, da attaccare alla fine. Top

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho scritto questo breve ricordo dell'amico Carlo Giannini. Questo e' il testo PDF.

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In Polonia disse "Non abbiate paura". Non lo dissse in Cile pero'.

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